La Conca di Viarenna
Un'estate a Milano
Il monastero medievale oggi utilizzato quale sede del Museo archeologico, fu costruito sulle rovine del circo romano e delle mura massimianee, di cui possiamo ancora oggi osservare due torri (una delle quali inglobata nel Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore e si eleva per 14 metri, costituendo gli antichi carceres del circo). Sotto le rovine del circo si trovano quelle di altri edifici romani del I secolo.
Sono inoltre consenvati numerosi esempi di ritratti scultorei, pittura, mosaici (tutti databili alla fine del III-inizi del IV secolo), epigrafi (più di 500, nonostante solo una parte siano esposte[1]) oltre a ceramiche, coppa in vetro come quella diatreta trivulzia[2] ed argenteria come la patera di Parabiago.
IN PRIMO PIANO - L'estate al Parco delle Basiliche

Storia e Architettura:
La zona un tempo era solcata dalle acque di un fosso maleodorante per via delle molte botteghe di conciatori (detti, appunto, Vetraschi) che si immetteva nella vicina roggia Seveso; era una zona della città tradizionalmente molto frequentata e anche sede di roghi, impiccagioni e pubblici supplizi. La valorizzazione dello spazio retrostante San Lorenzo ha inizio nel 1925 con una variante del Piano regolatore edilizio e nel dopoguerra, sulla spinta del nuovo Piano regolatore del 1953, nasce l’idea di destinare l’area a verde pubblico con la connotazione di “passeggiata archeologica” in quanto avrebbe unito le absidi delle due basiliche. Nel 1956, tramite l’Associazione Orticola, viene dato l’incarico di progettazione ai due architetti Bagatti Valsecchi e Grandi. Di fatto il loro progetto, che prevedeva l’interramento del passaggio automobilistico di via Molino delle Armi e la costruzione di un laghetto artificiale in memoria della presenza dell’acqua nella zona, non fu mai portato a termine completamente.
Riapriamo la Cerchia dei Navigli
La navigazione turistica dalla Svizzera all’Adriatico via Milano, in corso di realizzazione, ridarà alla Darsena il suo ruolo portuale, non più commerciale ma turistico.
In questo quadro di rilancio europeo del turismo in acque interne, la riapertura del Naviglio di via Vallone costituirebbe la prima iniziativa di riconnessione della Conca di Viarenna alla Darsena, con sottopasso dei Bastioni nel tratto di viale Gabriele D’Annunzio. Proposta formulata già nel 1986 dall’Associazione Amici dei Navigli, la cui realizzazione avrebbe oggi un grande significato urbanistico - trasportistico e un relativo impatto sul traffico. La riconnessione della Conca alla Darsena significherebbe riaprire un tratto del canale che è stato uno degli ultimi a essere coperto (1933-34) e a riscoprire il bacino antistante la Conca, della seconda metà del Cinquecento, per riavere un piccolo porticciolo a servizio del Parco delle Basiliche. I milanesi e i visitatori di Milano vedrebbero un tratto del Naviglio in via Conca del Naviglio (ex via Vallone), una conca di nuovo funzionante, un porticciolo turistico interno alla Cerchia di Bastioni che ridarebbe significato allo slargo esistente.
Se a Milano ci fosse il mare... Il sogno di Martin Mystère

Buongiorno a tutti.
C’è una vecchia canzone che inizia con le strofe “Che delizia per me, che delizia per te, se a Milano ci fosse il mare”. Forse le parole non brillano per profondità, ma sintetizzano l’atavica e sentita “voglia di mare” dei milanesi, lo stesso desiderio materializzato nei disegni di certe vecchie cartoline , di certe stampe popolari, e persino di certi dipinti murali tra cui, conosciutissimo dai più anziani consumatori di pesce in città, un grande affresco che decorava una nota pescheria di via Ponte Vetero. Eppure, in un certo senso, una volta a Milano il mare c’era: nei non troppo lontani anni ’10, il capoluogo lombardo era un porto mercantile di notevole rilevanza. Il mare di Milano era costituito, ovviamente, dai Navigli che collegavano la città con il Ticino e l’Adda e, di conseguenza, con il Po e l’Adriatico e la percorrevano disegnando una larga circonferenza denominata, appunto “Cerchia dei Navigli”. Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato nel quotidiano Le Figaro il “Manifesto del Futurismo”, in cui – tra l’altro – si esaltava la velocità e il dinamismo e, di conseguenza, la bellezza sia estetica sia “filosofica” delle macchine, automobile in testa. I sostenitori del Futurismo presero a battezzare “Dinamo”, “Elettrica” e “Cilindro” i loro figli; i fascisti – che con i futuristi condividevano la visione “dinamica” dell’esistenza – fecero proprie alcune tesi del movimento, il che, tra l’altro, permetteva di conferire “dignità artistica” a scelte solitamente dettate da ragioni economiche e politiche. Fu così che, in quel periodo di euforia modernista, si decise di privilegiare le rombanti automobili agli assai poco dinamici barconi che percorrevano da secoli i canali e, negli anni ’30, i Navigli della “cerchia” vennero coperti e sostituiti da strade.
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