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La Conca di Viarenna

Convegno

La riapertura dei navigli: condizioni di fattibilità e opportunità di crescita per la città.

Il tema della riapertura dei Navigli, dopo l'esito del Referendum cittadino, è alla ribalta del dibattito urbano. Il consenso espresso dai cittadini di Milano per riavere il "fiume" navigabile merita una risposta concreta e realizzabile, che permetta di riaprire un tratto funzionale dei Navigli interni, verificandone le condizioni di fattibilità.

Il convegno promosso da Consiglio Regionale della Lombardia con AIM e Istituto per i Navigli riferirà sull'avanzato recupero dell'idrovia Locarno-Milano-Venezia e sulle opportunità di crescita della città, con la proposta di realizzazione di un porto turistico adiacente alla Conca di Viarenna in connessione con la rinata Darsena e in funzione

della via di navigazione Lago Maggiore-Po. E ciò in coerenza con la più recente programmazione regionale. Il convegno sarà inoltre occasione per la presentazione di un saggio metodologico curato dall'Università Bocconi per le valutazioni economiche della riapertura dei Navigli partendo dalle stime sul progetto Darsena-Conca di Viarenna.

Mercoledì 28 marzo 2012
ore 9.30 - 13.00
Auditorium Gaber – Palazzo Pirelli
Milano, Piazza Duca d’Aosta 3

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Riapriamo la Cerchia dei Navigli

La navigazione turistica dalla Svizzera all’Adriatico via Milano, in corso di realizzazione, ridarà alla Darsena il suo ruolo portuale, non più commerciale ma turistico.

In questo quadro di rilancio europeo del turismo in acque interne, la riapertura del Naviglio di via Vallone costituirebbe la prima iniziativa di riconnessione della Conca di Viarenna alla Darsena, con sottopasso dei Bastioni nel tratto di viale Gabriele D’Annunzio. Proposta formulata già nel 1986 dall’Associazione Amici dei Navigli, la cui realizzazione avrebbe oggi un grande significato urbanistico - trasportistico e un relativo impatto sul traffico. La riconnessione della Conca alla Darsena significherebbe riaprire un tratto del canale che è stato uno degli ultimi a essere coperto (1933-34) e a riscoprire il bacino antistante la Conca, della seconda metà del Cinquecento, per riavere un piccolo porticciolo a servizio del Parco delle Basiliche. I milanesi e i visitatori di Milano vedrebbero un tratto del Naviglio in via Conca del Naviglio (ex via Vallone), una conca di nuovo funzionante, un porticciolo turistico interno alla Cerchia di Bastioni che ridarebbe significato allo slargo esistente.

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IN PRIMO PIANO - L'estate al Parco delle Basiliche

 

Il parco, noto come “Parco delle Basiliche”, sorge in uno stupendo luogo d’arte tra le basiliche di San Lorenzo e di Sant’Eustorgio.

 

Storia e Architettura:

La zona un tempo era solcata dalle acque di un fosso maleodorante per via delle molte botteghe di conciatori (detti, appunto, Vetraschi) che si immetteva nella vicina roggia Seveso; era una zona della città tradizionalmente molto frequentata e anche sede di roghi, impiccagioni e pubblici supplizi. La valorizzazione dello spazio retrostante San Lorenzo ha inizio nel 1925 con una variante del Piano regolatore edilizio e nel dopoguerra, sulla spinta del nuovo Piano regolatore del 1953, nasce l’idea di destinare l’area a verde pubblico con la connotazione di “passeggiata archeologica” in quanto avrebbe unito le absidi delle due basiliche. Nel 1956, tramite l’Associazione Orticola, viene dato l’incarico di progettazione ai due architetti Bagatti Valsecchi e Grandi. Di fatto il loro progetto, che prevedeva l’interramento del passaggio automobilistico di via Molino delle Armi e la costruzione di un laghetto artificiale in memoria della presenza dell’acqua nella zona, non fu mai portato a termine completamente.


L’intervento di riqualificazione realizzato in occasione del Giubileo del 2000 ha dotato il parco di una recinzione esterna. Uno dei risultati del progetto è il maggiore risalto dato dal rapporto tra la parte absidale delle basiliche e il verde circostante. Le due parti, separate da via Molino delle Armi, sono state unite da un percorso principale sottolineato dagli esemplari di olmo e abbellito da un’ampia fascia a rose, che percorre longitudinalmente l’intero parco e ne costituisce la spina portante. Il risultato del ridisegno dell’area a sud è un giardino a disegno più rigido dove viene sottolineato il rapporto tra il verde e la Basilica di Sant’Eustorgio; attraverso l’eliminazione di tutti i percorsi pedonali che frammentavano senza funzionalità il verde, sono stati realizzati due prati geometricamente regolari. L’area è stata arricchita da numerose panchine e da un rinnovato impianto di illuminazione.

 

 

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Se a Milano ci fosse il mare... Il sogno di Martin Mystère

 

Buongiorno a tutti.
C’è una vecchia canzone che inizia con le strofe “Che delizia per me, che delizia per te, se a Milano ci fosse il mare”. Forse le parole non brillano per profondità, ma sintetizzano l’atavica e sentita “voglia di mare” dei milanesi, lo stesso desiderio materializzato nei disegni di certe vecchie cartoline , di certe stampe popolari, e persino di certi dipinti murali tra cui, conosciutissimo dai più anziani consumatori di pesce in città, un grande affresco che decorava una nota pescheria di via Ponte Vetero. Eppure, in un certo senso, una volta a Milano il mare c’era: nei non troppo lontani anni ’10, il capoluogo lombardo era un porto mercantile di notevole rilevanza. Il mare di Milano era costituito, ovviamente, dai Navigli che collegavano la città con il Ticino e l’Adda e, di conseguenza, con il Po e l’Adriatico e la percorrevano disegnando una larga circonferenza denominata, appunto “Cerchia dei Navigli”. Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato nel quotidiano Le Figaro il “Manifesto del Futurismo”, in cui – tra l’altro – si esaltava la velocità e il dinamismo e, di conseguenza, la bellezza sia estetica sia “filosofica” delle macchine, automobile in testa. I sostenitori del Futurismo presero a battezzare “Dinamo”, “Elettrica” e “Cilindro” i loro figli; i fascisti – che con i futuristi condividevano la visione “dinamica” dell’esistenza – fecero proprie alcune tesi del movimento, il che, tra l’altro, permetteva di conferire “dignità artistica” a scelte solitamente dettate da ragioni economiche e politiche. Fu così che, in quel periodo di euforia modernista, si decise di privilegiare le rombanti automobili agli assai poco dinamici barconi che percorrevano da secoli i canali e, negli anni ’30, i Navigli della “cerchia” vennero coperti e sostituiti da strade.

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Cos'è e come funziona una conca di navigazione?

La conca è stata una delle più importanti invenzioni per la costruzione di canali navigabili. Vera e propria opera d’arte idraulica, essa consente, con la regolazione dei canali, la loro migliore navigabilità, superando attraverso salti i forti dislivelli del terreno e trasformando un canale a pendenza continua in un canale “a gradinata”: ogni gradino è una conca, ossia un bacino di dimensioni limitate, compreso tra due chiuse mobili successive attraverso le quali è possibile far salire e scende di livello le acque e, di conseguenza, le imbarcazioni.
La conca di navigazione è costituita da due portoni, uno a monte uno a valle, che racchiudono un tratto di canale contenente il dislivello tra il canale di monte e il canale di valle. La barca entra nella conca, in cui il dislivello dell’acqua sale o scende a seconda della necessità grazie al movimento dei portoni e degli sportelli inseriti in essi; in questo modo, la barca viene fatta rispettivamente salire o scendere per superare il dislivello che variare da pochi centimetri a diversi metri.
La conca , così come si vede oggi, è il frutto di perfezionamenti che hanno coinvolto i dettagli costruttivi: l’alimentazione, lo scarico, la manovra delle porte. Sono state invece lasciate inalterate nei tempi le strutture caratteristiche, fissate per la prima volta da Filippo degli Organi da Modena e Aristotele Fioravanti da Bologna, entrambi direttori dei lavori della Fabbrica del Duomo e sorveglianti del trasporto del marmo di Candoglia, proveniente dal lago Maggiore, ai quali fu attribuita la paternità della conca nel 1438.

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